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COVID-19

Di un'infermiera e il paradosso del green pass

di Sara Di Santo

Riceve la prima dose di vaccino, poco dopo contrae il Covid-19 e, dopo sei mesi (così è previsto ad oggi per chi guarisce dalla malattia) si vede scadere il green pass. Senza green pass non potrebbe nemmeno accedere all’ospedale (e infatti le è precluso l’ingresso alla mensa aziendale), ma il turno di lavoro (a contatto proprio con pazienti Covid) continua a chiamare. È il paradosso che sta vivendo un’infermiera dell’Infermi di Rimini (e, con lei, tanti altri nel Paese) che da settimane va avanti sottoponendosi ad un tampone ogni 48 ore pagando di tasca sua.

Vaccinata con una dose, infermiera guarita dal Covid è senza green pass

Mentre tra i sanitari c’è chi si piazza fieramente alla guida dei no vax, qualcuno si trova a prestare servizio nella propria unità operativa di appartenenza anche se, sulla carta, non potrebbe nemmeno accedere in ospedale. E non perché seguace di chissà quale teoria cospirazionista. È uno dei tanti paradossi che ruotano attorno al green pass, quello che un’infermiera dipendente dell’Ospedale Infermieri di Rimini si è vista scadere dopo sei mesi, perché rientra nel limbo di quei casi per i quali le linee ministeriali, ad oggi, risultano zoppicare.

Un passo indietro: a gennaio la professionista sanitaria riceve la prima dose di vaccino anti Covid-19, salvo poi risultare positiva alla malattia 4 giorni dopo l’inoculazione dello stesso. Tornata in servizio dopo la guarigione, a fine luglio l’infermiera si trova con il green pass scaduto e senza la possibilità di ricevere la seconda dose di vaccino, come da indicazioni ministeriali (medico competente dixit).

Nel mezzo, due versioni – sondate dalla stessa infermiera, che ha più volte interpellato gli uffici del Ministero della Salute - confuse: da un lato quella per la quale chi ha fatto una dose di vaccino più la malattia, a prescindere da cosa sia accaduto prima o dopo, non deve ricevere una seconda dose (con relativa validità del green pass di 9 mesi), dall’altro quella secondo la quale per chi ha ricevuto prima il vaccino e poi contratto la malattia, la copertura dura 6 mesi.

Di fatto ad oggi l’infermiera (e con lei molti altri colleghi) - nonostante la politica sembri andare a spron battuto verso l’allungamento della validità del green pass a 12 mesi per i vaccinati contro il Covid e per i guariti dal virus che hanno ricevuto una dose – risulta idonea al lavoro, ma priva di green pass valido il che, banalmente, le preclude anche la possibilità di consumare un pasto in mensa aziendale a fine turno. E, ricevute "rassicurazioni" sul fatto che a breve situazioni come la sua saranno risolte, ogni 48 ore si paga di tasca sua il tampone.

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