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gravidanza

Violenza sulle donne, il 25 novembre è la giornata per dire no

di Corradino Ignelzi

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. È una ricorrenza istituita nel 1999 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite in ricordo del brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal (Repubblica Dominicana, 1960), considerate esempio di donne rivoluzionarie e invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno.

La violenza colpisce oltre il 35% delle donne in tutto il mondo

La conferenza mondiale delle Nazioni Unite (Vienna, 1993) definisce la violenza contro le donne come “qualsiasi atto di violenza di genere che comporta, o è probabile che comporti, una sofferenza fisica, sessuale o psicologica o una qualsiasi forma di sofferenza alla donna, comprese le minacce di tali violenze, forme di coercizione o forme arbitrarie di privazione della libertà personale sia che si verifichino nel contesto della vita privata che di quella pubblica”.

La violenza fisica, psicologica e sessuale colpisce oltre il 35% delle donne in tutto il mondo, ancor più grave è che nel 30% dei casi ad infliggere la violenza sia un partner intimo e tale violenza non si ferma neanche durante la gravidanza (11,8%).

La violenza in gravidanza è più comune rispetto alle più note patologie gravidiche quali diabete e ipertensione gestazionale, difetti del tubo neurale e placenta previa; per questo la gravidanza è da considerarsi come “gravidanza a rischio”.

La gravidanza è il periodo in cui la donna è più vulnerabile, emotivamente e fisicamente meno autonoma e dove l’uomo prende facilmente il sopravvento attraverso il controllo e il potere che si esprimono con la mortificazione e l’indifferenza rispetto a un corpo che si modifica. Le violenze fisiche spesso sono dirette al ventre, ai genitali e al seno.

La violenza può avere ripercussioni anche gravi sulla salute della donna e del feto.

Per la donna Per il feto Per il bambino
Iperemesi
Perdite ematiche precoci
Dolori addominopelvici
Rottura d’utero
Distacco di placenta
Disturbi del comportamento
alimentare
Scarso incremento del peso
Infezioni genito-urinarie 
Traumatismi
Ritardi nell’assistenza
Morte
Disturbi del sonno
Disturbi d’ansia 
Abuso di psicofarmaci, alcol e fumo
Depressione
Disturbo postraumatico da stress
Ideazione e tentativi suicidari

Poliabortività
Morte fetale
Prematurità 
Basso peso alla nascita

Disturbi d’ansia
Ridotto quoziente intellettivo
Uso di alcol e droghe in adolescenza
Condotte antisociali
Vittima o autore di violenze
Tendenze suicidarie

La dimensione del fenomeno è molto estesa, basti pensare che per un punto nascita di 2000 parti circa 240 donne potrebbero essere state vittime di violenza senza che nessuno se ne renda conto.

In queste situazioni il ruolo del sanitario che incrocia la donna - come nei consultori famigliari e nei Pronto soccorso - diventa cruciale e la gravidanza diventa un’opportunità per svelare una situazione di maltrattamento.

Indagare sui maltrattamenti familiari è un terreno estremamente delicato che richiede capacità e competenze anche per cogliere i segnali che la donna invia, come:

  • Iniziare tardivamente le cure antenatali
  • Mancare senza motivo ad alcuni appuntamenti
  • Manifestare eccessiva ansietà nei confronti del decorso e dell’esito della gravidanza
  • Apparire insicura o infelice e depressa

Così come a destare sospetti possono essere alcuni comportamenti del partner (nonostante il 60% dei partner violenti siano “insospettabili”), come:

  • Eccessiva sollecitudine
  • Tendenza a non lasciare mai da sola la donna
  • Rispondere al posto suo e/o correggerla

Leggi per la tutela della donna

La normativa italiana tutela la donna, la gravidanza e le offre assistenza in caso di violenza attraverso l’approvazione della Legge 15 febbraio 1996, n. 66 che considerare la violenza contro le donne come un delitto contro la libertà personale, la Legge 4 aprile 2001, n. 154 rivolta a contrastare i casi di violenza all’interno delle mura domestiche con l'allontanamento del familiare violento, le Leggi n. 60 e la Legge 29 marzo 2001, n. 134 sul patrocinio a spese dello Stato per le donne, senza mezzi economici, violentate e/o maltrattate, uno strumento fondamentale per difenderle e far valere i loro diritti.

Con la Legge 23 aprile 2009, n. 38 viene introdotto il reato di atti persecutori ovvero lo stalking, la Legge 27 giugno 2013 n. 77 - che ratifica la Convenzione di Istanbul dell'11 maggio 2011 - e la Legge 119/2013, che reca disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere.

Per ultima la Legge del 19 luglio 2019 n. 69, denominata “codice rosso”, introduce una corsia preferenziale per le denunce che rende le indagini più rapide.

È importante sapere che mentre in caso di violenza sessuale la denuncia può essere fatta solo se la donna lo decide, in caso di maltrattamento con lesioni superiori a 40 giorni di prognosi la denuncia scatta d’ufficio.

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